Le berzellette politiche di Grillo

Grillo va in soccorso a Luigi Di Maio, esce dal ritiro in stile Dibba e confessa al Sette del Corriere della Sera, che naturalmente lo copertina alla grande, la solita superiorità morale sua e dei suoi. L’intervista è spaziale. Anche perché lui si ritiene la prima (spinta) e la seconda (energia) dell’avventura nello spazio e allunaggio delle navicelle americane Apollo 1, 2 e via via. Un dio insomma. Prende in giro il suo alleato. «Salvini? Un personaggio dalle “idee” allo stesso livello dei dialoghi di uno spaghetti western». Ma politicamente dice niente se non una serie di battute da cabaret evidentemente studiate all’uopo. Dice però una cosa importante: la sua convinzione, forse su impostazione alla Travaglio o alla “mi mada Davigo”, è che in Italia non ci sono altro che omissis, eccetto che una minoranza estremamente esigua di puri e onesti come lui. E lo dice papale papale rispondendo alla domanda «Ma pensa davvero che la democrazia si eserciti con la piattaforma Rousseau? All’ultima consultazione, quella sul programma per le europee, hanno partecipato ventimila militanti». Risposta delle due fasi dell’Apollo: «Questo è il numero reale di persone incensurate, che si documenta e vota».

Insomma, un genio del varietà e dell’avanspettacolo qual è Beppe Grillo, è capace di inventare battute che trafiggono la corazza di un rinoceronte. Normale che irradi intorno a sé simpatia e popolarità. Ma tra la popolarità e l’azione politica c’è di mezzo il mare. Il tuo mestiere è contar barzellette? Benissimo. Capisci però che a far politica con la battuta del comico si rischia l’intrattenimento sul baratro. Spiace ed è triste ricordarlo, ma è così. Con l’invenzione del Movimento 5 Stelle in perfetto stile Italia dei Valori 2.0 e sotto il medesimo leggendario scudo dipietrista del “sono tutti ladri, gli onesti siamo noi”, ma con un di più legato alla sua popolarità e capacità di trasformare in voto varietà e avanspettacolo, il cabarettista genovese ha portato Canzonissima in politica. E al rischio che un intero Paese finisca nel baratro del vuoto e dell’assurdo.

La macchina messa in moto dal talento sbagliato di un grande attore la stiamo vedendo in azione tutti. Gli eterodiretti da piattaforme Rousseau abbattono i loro pochi professionisti (il chirurgo ex candidato sindaco a Cagliari, non era un abortista). E dopo sei anni di lotta alla “pseudoscienza” (secondo loro) che implorava l’abbattimento in Puglia degli ulivi malati di xylella per evitare l’epidemia puntualmente verificatasi, adesso di ulivi bisognerà tagliarne non più migliaia ma trenta milioni. Inutile ricordare tutto il resto. Dalla Tav bloccata allo “spazzacorrotti” che mette tutto sullo stesso piano, e se uno ruba una gallina o ha cent’anni, deve lo stesso marcire in galera. E si può soprassedere sui loro sindaci? La spazzatura non è un problema e il termovalorizzatore in funzione in tutte le capitali d’Europa è il diavolo. La sindaca di Roma non è nemmeno capace di far riparare una scala mobile in sei mesi e da sei mesi tiene chiuse le principali fermate metro del centro storico di Roma (così il turismo gode). Quella di Torino ha pensato bene di tagliare i fondi alla scuola e si appella ai tribunali per bruciare i libri che non gli piacciono.

Ha ragione Grillo, stare lontano da lagne e gufi. E poi prendere a calci i suoi, però. Altro che Salvini.

Foto Ansa

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