«Cultura significa tutto e niente, ragioniamo di valorizzazione e promozione in un’ottica collaborativa»: Maria Cristina Lenzi dalla Soprintendenza all’impegno per la città

Maria Cristina Lenzi è un funzionario della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle province di Salerno e Avellino, direttamente dipendente dal Ministero Beni e Attività Culturali. E’ la quarta donna a raccontarsi nella nostra serie di interviste al femminile dedicate alle candidate, il suo sostegno va a Luca Cipriano con la lista Avellino Più. Da sempre, con la qualifica di direttore bibliotecario, si è interessata alla promozione culturale ed è attraverso questo impegno costante che il suo mondo professionale arriverà in Consiglio Comunale, se dovesse essere eletta.

Come descriverebbe quello che fa alla città?

«Diciamo che in questi trent’anni di attività svolta mi sono impegnata su più fronti, tutti hanno avuto ed hanno a che fare in modo particolare con il percorso di valorizzazione del complesso monumentale del Carcere Borbonico che rischiava di essere addirittura demolito o destinato a parcheggio, sicuramente non sarebbe stato sfruttato come centro di aggregazione per eventi e manifestazioni culturali di vario tipo. Ci ho tenuto personalmente a recuperarlo come il più importante monumento al centro della città».

A cosa si deve questa sua prima candidatura?

«Quando ho deciso di entrare a far parte della lista Avellino Più l’ho fatto con l’intento di proseguire nel mio percorso all’interno del settore cultura perché credo di aver maturato sufficiente esperienza, ho avviato molti progetti che mi piacerebbe portare avanti, ho creato una rete di contatti molto valida che potrebbe essere utile ad un lavoro di promozione culturale per la città di Avellino».

Perché proprio Avellino Più?

«Non mi sono mai allineata politicamente, ho sempre svolto il mio lavoro lontana dagli schieramenti e non me la sono sentita di assumere ulteriori impegni, fino a quando ho trovato in Luca Cipriano la persona giusta con la quale condividere un’altra idea di città. Qualunque sia il risultato elettorale, sarò contenta di aver contribuito alla sua elezione anche in minima parte, perché credo sia una persona coerente e determinata, che sa esprimere i suoi pensieri e quando qualcuno sa parlare significa che ha le idee chiare. I programmi poi sono molto interessanti, ricchi di stimoli e toccano tutti gli aspetti fondamentali per la rinascita del Capoluogo. Sono una persona molto pragmatica quando si tratta di prendere una decisione, ho scelto la figura più vicina a me».

Promozione culturale e tutela del nostro patrimonio storico e artistico, cosa c’è ancora bisogno di fare ad Avellino?

«Quando si dice cultura significa tutto e niente. Ci sono due aspetti da gestire e da affrontare, quello della valorizzazione e quello della promozione culturale, credo che siamo fermi su entrambi i fronti. Con il termine valorizzazione ci si riferisce ai beni materiali e immateriali quindi anche il folclore, la tradizione orale, costantemente sottovalutati e poi parliamo di monumenti e beni architettonici e su questo noi abbiamo molti spazi, ad esempio Villa Amendola, il Casino del Principe, ma anche il Carcere Borbonico che è per metà del Demanio dello Stato e per l’altra metà della Provincia e c’è il Cinema Eliseo. Per valorizzarli bisogna secondo me utilizzarli per dei fini e con dei progetti ben precisi, primo fra tutti quello di dare ad ognuno una gestione attraverso associazioni, fondazioni, federazioni stipulando dei protocolli d’intesa con le istituzioni anche riguardo la manutenzione. E dopo la salvaguardia c’è la promozione culturale, che ci porta ad immaginare una serie di iniziative con una collaborazione tra enti pubblici, privati, istituzioni ed imprenditori locali in modo da creare pochi eventi ma di qualità, che siano di un livello culturale alto e che riescano a sprovincializzare la città».

Dal suo osservatorio come vede oggi la città e come la pensa al futuro?

«La immagino con un decoro urbano differente, per ottenerlo bisogna andare oltre l’amministrazione comunale, perché è prima di tutto necessario sensibilizzare e responsabilizzare la cittadinanza, tutti possiamo fare qualcosa di buono per il luogo in cui viviamo. Il bello è utile a migliorare la qualità della vita e questo è innegabile. Le periferie hanno bisogno di recuperare valore, vanno vivacizzate, ma non con dei progetti differenziati, piuttosto estendendo la promozione culturale anche alle aree periferiche, in questo modo si può riempire ogni spazio della città di contenuti. Se dovessi essere eletta mi batterò molto sulla cooperazione tra le associazioni, gli istituti scolastici e il Comune, perché negli anni ho imparato che può funzionare se la relazione è stabilita mantenendo un rapporto costante. Avellino deve ricordarsi di essere un riferimento per la provincia, ma deve avere l’ambizione di collegarsi a Napoli, a Salerno, a Benevento e a Caserta, bisogna creare una rete regionale di iniziative culturali, fino ad ora come entroterra abbiamo fatto da cassa di risonanza a Napoli, per cui il legame deve essere recuperato in modo da sfruttare la sua forza economica, politica, culturale e sociale mettendola in collegamento con le nostre risorse».

Qual è secondo lei il problema di Avellino oggi?

«Individualismi e smanie di protagonismo, che in fondo si ritrovano in ogni ambito ed è quello contro cui ho sempre combattuto, non è stato facile ma nel mio ambiente di lavoro sono riuscita ad eliminare questi atteggiamenti e a conquistare la fiducia delle persone, degli enti, dei musei, degli assessorati e delle associazioni con cui ho collaborato. Non c’è mai stata competizione e la collaborazione è sempre stata molto proficua. Farlo anche all’interno della Casa Comunale sarebbe auspicabile».

Cosa del suo mondo professionale porterà nel contesto cittadino per migliorarlo?

«Mi sento di dire tutto. Sicuramente ho un bagaglio di conoscenze e di relazioni che mi piacerebbe mettere a disposizione di una futura Amministrazione, chiaramente i termini saranno invertiti. Ho sempre creduto nel dialogo tra Piazza del Popolo e la Soprintendenza, fino ad oggi l’ho portato avanti come funzionario, in caso di elezione sono pronta a farlo a ruoli inversi. Riproporrò l’importanza di questa interazione consapevole che quello degli amministratori è un ruolo molto importante, di struttura e di sistema alle iniziative culturali, quindi a loro è affidata la regia e il compito di mettere insieme gli attori protagonisti di questo rilancio».

Ha parlato di una necessaria collaborazione per il rilancio della cultura cittadina, è su questo che intende concentrarsi?

«Voglio fare un esempio per spiegare meglio quello che intendo, in occasione dell’evento legato al Giardino degli Odori, giunto ormai alla sua settima edizione, al Carcere è arrivato un pubblico numeroso e possiamo definirlo un successo, questo risultato però è stato possibile solo grazie ad una sinergia tra la Soprintendenza che ha messo a disposizione gli spazi, la corale Hirpini Cantores e l’associazione Manocrea. Questo intendo per collaborazione, far nascere una rassegna importante dall’impegno di più soggetti, è il mio obiettivo principale nel lavoro e lo sarà anche al Comune, mettere insieme i pensieri positivi».