Kompromat – Traum Und Existenz

Negli anni settanta non si era capito forse l’importanza che si stava facendo tramite alcune cose? Che la magnifica epoca del krautrock avrebbe lasciato degni eredi, e che ancora oggi risulti così rilevante? Mi sono trovato davanti una copertina di un disco, ho messo play ed ho ascoltato.

C’è in me una semplice paura, che è quella di rimanere annoiato, di non essere catturato dal suono, quando mi cimento in un disco. Ma questa volta nulla di tutto questo è accaduto, tutt’altro. Trovo i Kompromat, che al primo LP fanno sentire la nostalgia kraftwerkiana e non hanno paura di sperimentarci sopra, portandoci fino ad altri confini, tra elettronica, dance, techno e industrial. Trovo classici come Neu! e Faust, e poi non so come mi ritrovo ad aver voglia di ballare sopra le note di Auf Immer Und Ewig. Trovo i sogni (traum) e l’esistenza (existenz), in un primo debutto che oscilla in sequenze perfette, soprattutto per i cultori del genere.

Nella prima traccia, Possession, si inizia con sintetizzatori dall’effetto onirico, con cori effettuati da voci di fanciulli, un’apertura magnifica che dopo un minuto e mezzo si amplifica con un synth e dai cori a sfondo elegiaco. La title track Traum Und Existenz ci sposta in una certa dance che suona industrial al contempo. In Niemand capiamo come il krautrock abbia fischiato alle orecchie della new wave e del post-punk, in sequenze dal sound anni ‘80. In De Mon Âme À Ton Âme capisco di nuovo perché mi sono innamorato di un certo tipo di musica. Fa quello che un signor disco deve e può fare: cambiare e saper rimanere se stesso. Riscopro come un semplice sequencer, un organo ed una voce femminile mi possano letteralmente ipnotizzare. La canzone è intrinseca di una certa malinconia sonora – a mio parere forse la più bella del disco – si muove spostandosi tra un canto parlato ad un cantato che esprime saudade musicale.

In Die Tausande Herbste e in Einfach Da Sein i Kompromat ci dicono che senza i Kraftwerk non sarebbero mai potuti esistere. E noi ringraziamo tutti e due, di esistere. Hertzod suona industrial, e tu vorresti battere i piedi sul pavimento, e di girar la testa a destra e a manca. La successiva traccia, Le Goût Des Cendres è lì per farti girare nel mondo della classica e ipnotica elettronica. Con Auf Immer Und Ewig si ci muove tra industrial e techno, sempre con una marcata sensibilità sonora data dai vocali della cantante. L’ultima del disco, Das Konterfei, scorre lenta, le voci si accavallano, un fermo stop ad un certo kraut-psichedelico.

Il debutto del duo, ha davvero tanto, un ottimo lavoro che si svolge in tante direzioni, che risulta pieno di buoni auspici a seguire.

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