Miss Marple, dalla pagina al palco come in un gioco di prestigio

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(foto Lanzetta-Capasso)

di Federica Pezzoli

E’ sempre rischioso misurarsi con modelli narrativi che nel tempo si sono cristallizzati nell’immaginario individuale e collettivo tanto da diventare parte della storia e dell’identità di ciascuno di noi, tanto che chiunque abbia letto delle avventure della tranquilla Miss Marple ha ricreato nella propria mente la scena del delitto e l’intreccio dei personaggi. È dunque un’operazione coraggiosa quella di Pierpaolo Sepe ed Edoardo Erba, regista e autore dell’adattamento teatrale di “Miss Marple. Giochi di prestigio”, in scena al Teatro Comunale Claudio Abbado fino a domenica 17 marzo.

È la prima volta a teatro per Miss Marple e questa sua avventura, scritta da Agatha Christie nel 1952 e pubblicata in Italia nel 1954: Edoardo Erba, già traduttore dei testi teatrali della Christie, che con grazia e intelligenza riesce a restituire una commedia dai toni contemporanei. In questo gioca un ruolo fondamentale la regia di Sepe, che con scelte intelligenti dà vita a scene brillanti, umoristiche e piene di ritmo, aiutato dalla scenografia di Luigi Ferrigno, che ridisegna la vittoriana Stonygates attraverso un gioco di metalli e specchi, ispirato forse anche al titolo originale dell’opera della Christie: “They do it with mirrors”.

Non a caso Erba e Sepe hanno scelto “Giochi di prestigio”, dove è forte il paragone fra il mondo reale e il palcoscenico in cui niente è come appare. “Ah, gli attori: tutti criminali mancati!”, proclama a un certo punto Miss Marple, che per svelare il ‘gioco di prestigio’ messo in atto dall’assassino, mette in scena una vera e propria pièce di metateatro.

A guidare il cast di attori sono Maria Amelia Monti, nel ruolo di Miss Marple (finta) sempliciotta signora di campagna, e Roberto Citran, nei panni del signor Lewis. La Monti è una Miss Marple simpaticamente cinica, rustica e imprevedibile, approfittando della sua apparenza innocua, un po’ svampita e cordiale, raccoglie le confidenze di tutti e con una logica appuntita come i suoi ferri da calza arriva dritta alla risoluzione del mistero. Citran è più che convincente nel ruolo del filantropo utopista, con i soldi della consorte però, con la quale è allo stesso tempo amorevole e freddo, premuroso e calcolatore. Intorno a loro si muovono Caroline (Sabrina Scuccimarra), la compagna di college di Miss Marple, che corre in suo aiuto in nome di un mai infranto vincolo di sorellanza, e tutto un codazzo di figli e figliastri in una famiglia che più allargata forse non si potrebbe. La puritana Mildred (Laura Serena), figlia di Caroline e del suo primo marito; Gina (Giulia De Luca), adottata, moglie di Walter Hudd (Antonio Orlando), ex militare americano; Alex (Sebastiano Bottari), figlio del secondo marito di Caroline, il cui sogno è di scrivere un dramma che lo renda famoso; Edgar (Stefano Guerrieri), giovane segretario di Lewis disturbato da manie di grandezza; infine Christian Gulbrandsen (di nuovo Sebastiano Bottari), figlio del primo marito di Caroline, collaboratore di Lewis e portatore di un segreto, che tutti in famiglia temono possa essere il loro. Un ritratto di famiglia che ha tutta l’aria di celebrare la nuova borghesia anglo-americana, ma che in realtà è immagine del crollo di un’epoca e delle sue speranze.

Un lavoro di squadra impeccabile, che convince e mantiene viva l’attenzione per l’intera durata dello spettacolo.

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